Impegno

Anno XXVII – N 1 – Aprile 2016

In questo Numero

«Accompagnami, don Primo, fratello e padre»:

Il neo Vescovo Napolioni visita la Fondazione

La parola a don Primo

PRIMO MAZZOLARI, discorso dal fronte: «Vogliamo che la libertà regni sovrana, vogliamo ritornare fratelli»

Studi, analisi, contributi

MARIO GNOCCHI, Dall’alto del campanile, fondo del presbiterio

Tra l’argine e il bosco: il parroco racconta

Speciale – Il Diario di don Primo

GIORGIO CAMPANINI, Quasi un’autobiografia: il quinto volume del “diario” dell’arciprete di Bozzolo

AUGUSTO D’ANGELO, Nel secondo dopoguerra un sacerdote costruttore di ponti tra gli uomini

Gli amici di Mazzolari

BRUNO BIGNAMI, L’amicizia fraterna con don Andrea Spada «Ricordati che sei un capitano per noi»

BRUNO BIGNAMI, Mazzolari “Giusto” tra le nazioni? Oskar Tenzer, ebreo di origine tedesca, ne spiega le ragioni

Scaffale

LUIGI GIORGI, Gli scomodi. Popolari e sacerdoti nel Casellario Politico Centrale durante il fascismo (M. Guasco)

PAOLO COZZO, Andate in pace. Parroci e parrocchie in Italia dal Concilio di Trento a papa Francesco (M. Margotti)

I fatti e i giorni della Fondazione

(a cura di G. C. Ghidorsi)

 

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Diario V

Diario V    a cura di  Giorgio Vecchio

25 aprile 1945 – 31 dicembre 1950

Questo volume è una ricostruzione biografica che fa ampio ricorso a brani originali di don Primo Mazzolari, spesso inediti: corrispondenze, appunti, manoscritti vari, tracce di discorsi e prediche, articoli a stampa. Poche sono le pagine di un vero e proprio diario: l’archivio di Bozzolo conserva infatti solo «pezzi» autografi che riguardano una settimana nel 1946 e poche pagine sparse per tutti gli anni seguenti, fino al 1953.

   Si inizia con il racconto della giornata bozzolese del 25 aprile 1945 per seguire gli avvenimenti del cruciale periodo fondativo della democrazia e delle repubblica e si conclude con il 31 dicembre 1950, nel mezzo di aspre polemiche e di attacchi a don Primo e al suo giornale Adesso.

   Il volume dà spazio al Mazzolari parroco, conferenziere su temi religiosi, amico e consigliere spirituale di innumerevoli persone, osservatore attento delle più diverse realtà (il carcere, l’esperienza di Nomadelfia, la condizione religiosa del popolo italiano, l’Anno Santo). Si resta colpiti della sua poliedrica attività, soprattutto se si considera che ogni notte, dopo una giornata faticosa, egli impiegava altro tempo per rispondere alle persone che si rivolgevano a lui per un consiglio, un confronto, un suggerimento. In diverse pagine del volume questo fatto emerge con chiarezza, insieme agli sfoghi «intimi» di un uomo convinto della sua missione, intelligente e colto, ma anche sensibile e fragile nella salute.

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Preghiera per la beatificazione del Servo di Dio don Primo Mazzolari

Padre Misericordioso,

tu hai chiamato don Primo Mazzolari

ad esprimere, nel suo ministero di parroco,

una particolare sollecitudine per i lontani e i poveri.

Discepolo appassionato della Parola,

fu predicatore instancabile del Vangelo.

Costruttore di pace,

apostolo inquieto della giustizia,

egli ci ha mostrato in Gesù Cristo,

nato «fuori casa» e morto «fuori città», il crocevia,

il punto di incontro tra Te e l’umanità.

Nessuno è fuori della salvezza, o Padre,

perché nessuno è fuori del Tuo amore

che non si arresta di fronte alle nostre opposizioni.

Ti preghiamo umilmente:

per sua intercessione accordaci la grazia

che fiduciosi Ti chiediamo.

 

Padre nostro, Ave Maria, Gloria

con approvazione ecclesiastica

+ Dante Lafranconi

vescovo di Cremona

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Impegno

Anno XXVI – n° 2 – Novembre 2015

In questo numero

Processo di beatificazione: si apre il dibattito

Nel 2016 convegno sui preti nella grande guerra

La parola a don Primo

Primo Mazzolari, Una riflessione nell’Anno giubilare: «L’uomo ha più bisogno di misericordia che di giustizia»

Speciale – Avviata la causa di beatificazione

BRUNO BIGNAMI, Don Mazzolari Servo di Dio: un percorso tra fede, ricerca storica e culto popolare

VITTORIO BELLAVITE, Il rischio della “fabbrica dei santi”. A lui non servono coreografie o medaglie

PEPPINO MAFFI, Il suo messaggio? Amare la Chiesa, allargare il cuore, far crescere la speranza

GIAN CARLO OLCUIRE – PAOLA SPRINGHETTI, Bisognava leggerlo due volte per capirlo. E i suoi pensieri profondi ci sfidavano…

ENRICO PEYRETTI, Piuttosto raccogliamone il mantello di profeta della pace e della giustizia

VITTORIO SANMARCO, Santità senza riduzioni al minimo sindacale. Scomodo confronto che interroga la vita

FABIO ZAVATTARO, Amava la Chiesa e la sognava rinnovata, una comunità di innamorati del vangelo

Dossier – Atti del convegno 2015

MARTA MARGOTTI, Cattolici e memoria della Resistenza: «Non è detto che la minaccia di tirannide sia tramontata

PAOLO TRIONFINI, Primo Mazzolari e la rilettura della Resistenza «Dobbiamo provare di essere degni della libertà»

ISOTTA PIAZZA, La memoria e la voce di un prete-scrittore. Don Luisito Bianchi romanziere della resistenza

LUDOVICO BETTONI, Le vicende della Resistenza a Bozzolo. . Note sul caso dei martiri Arini e Accorsi

GIANFRANCO RAVASI, Testimonianza moderna, fondata sul legame tra Chiesa, Parola di Dio e “piazza”

Scaffale

MICHELE RUGGIERO, Odore di terra. Sentieri tracciati da Giovanni Modugno, Primo Mazzolari, Grazie Maria Deledda   (G. Vecchio)

GIRGIO CAMPANINI, Dall’Unità al post-concilio. Vicende e figure del cattolicesimo parmense (P. Trionfini)

GIORGIO VECCHIO, L’Azione Cattolica del Vaticano II. Laicità e scelta religiosa nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta (M. Casella)

I fatti e i giorni della Fondazione

(a cura di G. Ghidorsi)

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La più bella avventura

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La più bella avventura

Sulla traccia del ‘prodigo’

 

Edizione critica a cura di:

Marta Margotti

Con La più bella avventura , che è un ampio commento alla parabola evangelica del figliol prodigo, don Primo Mazzolari indicava «al cattolicesimo italiano la necessità di aprirsi ai “lontani” e di abbandonare ogni atteggiamento di paura e di contrapposizione polemica verso coloro che sbrigativamente erano considerati estranei, se non addirittura nemici, rispetto alla comunità cristiana. Pur senza nominarli, i protestanti, ma anche i modernisti, i liberi pensatori e gli spiriti critici nella Chiesa, erano gli interlocutori immaginati da Mazzolari durante la stesura del libro».

La più bella avventura fu condannato nel 1935 con lettera del Sant’Offizio. Attraverso l’analisi delle carte d’archivio recentemente rese consultabili, l’Introduzione alla presente edizione critica ricostruisce i passaggi che portarono alla sanzione del libro di Mazzolari: la denuncia, gli addebiti, i personaggi intervenuti. «La più bella avventura, sia per i contenuti che per le reazioni suscitate dalla sua pubblicazione, appare un testo esemplare della temperie spirituale e culturale attraversata dal cattolicesimo italiano tra le due guerre mondiali».

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Al via la causa per beatificare don Mazzolari

«Dalla Congregazione delle cause dei santi è arrivato il nulla osta a procedere per le cause di beatificazione di don Mazzolari e di monsignor Cazzani». Con queste parole il vescovo di Cremona Dante Lafranconi, ha comunicato ufficialmente il via libera all’apertura della tappa diocesana del cammino verso gli altari (“sì” ricevuto il 2 aprile 2015, Giovedì Santo) per due figure di sacerdoti cremonesi che hanno segnato la storia e non solo quella, della Chiesa, locale e no.
L’annuncio, dato al termine dell’assemblea diocesana del clero, è stato accolto da un grande applauso, segno della gratitudine e dell’attesa di una una comunità intera.

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Impegno

Anno XXVI – n° 1 – Aprile 2015 (50)

In questo numero

GIANNI BORSA, La Liberazione e Tu non uccidere: anniversari che interrogano questa nuova era di guerre

La parola a don Primo

Primo Mazzolari, «Chi fugge non è un uomo coraggioso». Una pagina sofferta del “diario” 1943

Studi, analisi, contributi

GIANNI BORSA, Tu non uccidere: “pacifismo evangelico” nato dalla condivisione dei drammi dell’umanità (intervista con Paolo Trionfini)

GIORGIO VECCHIO, La profezia sul Papa venuto da lontano: pelle nera e sguardo rivolto a Bozzolo

GIANNI BORSA, Venticinque anni, cinquanta numeri: gli indici della rivista «Impegno»

Dossier

Parlare al cuore dei “nativi digitali”. Mazzolari secondo i giovani d’oggi

MARIA CATERINA DE BLASIS, Don Primo Mazzolari parroco d’Italia. Un prete che conosce la sua gente e difende il primato della coscienza

FRANCESCO CERVELLERA, Tu non uccidere. La Libertà non ha bisogno dell’atomica, dall’odio non può nascere il bene

MARTA DAINESI, Risposta ad un avviatore. L’obiezione? Una danza della coscienza tra ribellione e appartenenza al mondo

GIUSEPPE MARANTO, La Via crucis del povero. Cristo è povero, il povero è Cristo. Una lettura che ribalta le prospettive

FLORIN D’AMATA, Lettera sulla parrocchia. Costruire comunità accoglienti, dove i poveri possano sentirsi a casa

LUCA NOTARISTEFANO, Come pecore in mezzo ai lupi. Ricerca della giustizia, coraggio delle idee. Il suo unico fine era il bene dell’uomo

Gli amici di Mazzolari

BRUNO BIGNAMI, Miglioli e Mazzolari: confronto lungo una vita tra il sacerdote e il sindacalista cremonese

Scaffale

I fatti e i giorni della Fondazione

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Della fede

 

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Edizione critica a cura di

Mariangela Maraviglia

 

«Riguardo al libro di Mazzolari, mi hanno dato di lui Informazioni così impressionanti, che non desidero pronunciare a riguardo della sua dottrina giudizio alcuno. Mi si dice che faccia  parte d’un gruppo di modernisti ».

Queste allarmate e lapidarie parole inviate il 17 luglio 1943 dal cardinale Ildefonso Schuster al vescovo di Cremona Giovanni Cazzani pongono una pietra tombale sulla possibilita di pubblicare il saggio della Fede che don Mazzolari aveva da poco concluso, ma che potrà vedere la luce solo nel 1955.

Il vescovo Cazzani, in una Lettera al parroco di Bozzolo rinvenuta di recente è qui pubblicata per la prima volta, si mostra preoccupato per le reazioni che Il libro puo suscitare.

Della fede, infatti, possiede all’ennesima potenza lo stigma mazzolariano della parola che comunica le urgenze dell’animo. Il saggio prende le distanze da un cristianesimo conformista, dallo scambio tra princìpi e falsi privilegi – trasparente il rimando all’abbraccio «costoso» con il fascismo – e individua i possibili interlocutori nei «cercatori di ogni strada», che si sono liberati «dalle strutture libresche per rigustare il sapore di un discorso umano»  

 

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Della tolleranza

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Edizione critica a cura di

Bruno Bignami

 

 
Mentre i carboni della guerra sono ancora incandescenti, don Mazzolari scrive di getto queste pagine sulla tolleranza. Il libro è concluso Nel marzo 1945. È frutto dei mesi di clandestinità, consumatisi dall’agosto del 1944 all’aprile dell’anno successivo. Don Primo soffre l’impotenza nella parola e nell’azione: per questo si ubriaca «di solitudine e di inchiostro». Costretto in esilio, si rifugia nella forza del pensiero. Scrive. Prega. Medita e riempie fogli. Gli fanno compagnia i libri, un platano a pochi metri dalla stanza e il cielo. Scrivere e riflettere sulla tolleranza è gesto di resistenza alla solitudine umana cui Mazzolari non intende rinunciare. Per lui è questione di sopravvivenza personale, di respiro interiore, prima ancora che condivisione di idee con altri. Il libro nasce come esercizio ascetico. Questo semplice fatto ci induce ad accostarlo in silenzio, con atteggiamento meditativo: cosa è tollerabile della propria umana solitudine? Come possiamo portare con noi e su du noi delle vicende storiche in cui ci troviamo? 

 

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